"Dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fior"

"Dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fior".
F.De Andrè

Sahara

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venerdì 31 dicembre 2010

Lettere di Fernando L.

Nel pomeriggio di questo ultimo dell'anno, rovistando nella soffitta della casa dei miei genitori, ho ritrovato le lettere che questo mio compagno di leva, trasferito da Lecce a Potenza, mi ha scritto nel lontano 1980, trenta anni fa.
Sono bellissime, mi danno una emozione incredibile, e vado a pubblicarle con gioia sperando di reincontrarlo un giorno

Lettera 1 di Fernando L. - Potenza 14 Maggio 1980

Caro amico ti scrivo, "non" per distrarmi un po, perchè tu sai ed io so, che la distrazione va bene per gli "uomini" stanchi del loro tempo, va bene per chi non ha la fantasia e soffre del peso incontenibile dell'avvicendarsi armonioso dell'alba e del tramonto.
Certo, anche alcune nostre fisime possono incrinare la nostra freschezza fisica e mentale, ma noi sappiamo e sapremo correre i rischi sfuggendo al peso dell'eterno ritorno dell'eguale, inventando giorno per giorno la ricerca del nuovo sentire e sentirsi vivere.
Oggi conta esserci; diversamente la storia, che pure cammina sulle gambe degli uomini, continuerà a scorrerci davanti.
Dobbiamo, se ancora qualche dubbio ci assale, diventare finalmente protagonisti ed in pieno accordo con te lo dico innanzitutto verso noi stessi, ma anche verso le rimanenti cose che sono tante!
Le contraddizioni ed i compromessi non devono farci paura, perchè, se sapremo usarli in modo intelligente ed anche, consentimelo, in modo strategico, riusciranno ad esssere produttivi e non per questo diventeremo incoerenti, perchè la sola possibile coerenza non consiste nel rimanere ortodossamente e caparbiamente fedeli a certi principi che potrebbero determinare tragedie di uomoni e di cose (Stalin, Robespierre); consiste invece nell'essere pienamente realisti stracciando i veli che ricoprono la realtà. Ipse dixit, nonstante la prolissità.
Porgi, o caro amico, i miei saluti di fraterno affetto a Giovanni, e digli di smetterla una buona volta di scroccare il prossimo; digli che la sua ragazza non è tutto, e che vi è una donna chiamata "vita" che tutti ci comprende. Ai compagni un pò avvinazzati Mario e Roberto porgi il mio più sincero abbraccio affinchè ritorni lo spirito di lotta che oggi nei loro corpi e nei loro cervelli giace come un grande braciere infuocato, coprto però da un sottile strato di cenere.
Marco parla tu!
Invoca la borea, la pietra dura o la grande anima, ma fa che i loro cuori riprendano il battito della lotta. Ispirali! Ispira loro l'ardore per la grande causa, per la grande idea, che sono insieme la causa e l'idea di noi tutti.
Rendi poi a Giuseppe i miei più cari auguri e la mia più sentita speranza affinchè egli non continui a rompere le palle. A lui dì che si può migliorare anche senza essere troppo rompicoglioni. Tienitelo vicino e ridi e piangi quando egli ride e piange. Augura buona fortuna a Pallotta, Montano, De Masi, Campana, Santoiemma, Cipparano e gli altri, se ancora la distanza non vi divide.
A te infine ricordo che - altre ali fuggiranno dalla paglia della cova, perchè lungo il perire dei tempi, l'alba è nuova, è nuova!-
Non disperare mai, perchè ricorda: - non ci sono situazioni disperate, ci sono uomini disperati -, e quando entreremo in quell'altra società, anche il caldo ed il freddo li sentiremo in modo diverso.
Adesso caro amico devo lasciarti, perchè - è fatto giorno, i galli cantano e le lepri si sono ritirate, ritorna la faccia di mia madre al focolare-.
Ti abbraccio
Fernando

Lettera 2 di Fernando L.

Caro Marco
la quiete o la tempesta, il caldo o il freddo, i movimenti o gli orientamenti, le incazzature o i sorrisi non contano, se si resta in disparte non contano.
C'è bisogno di chiarezza fino allo schematismo, c'è bisogno di presenza fino a rimetterci di persona.
La lotta per la vita è aspra e la si ingaggia a tutti i livelli; così può accadere che il braccio del fratello si scagli contro il fratello e lo uccida.
A che serve, Marco guardare negli occhi sbarrati una bella donna se poi non se ne può gustare il corpo, la dolcezza delle labbra, la dolce violenza dell'amplesso.
Ma c'è chi dice che esiste anche la gioia del solo osservare; la contemplazione e l'interiorizzazione dell'alterità, dice qualcuno, sono proprie di una sensibilità di cui certi uomini sono dotati e ciò li riempie di vita, li smaterializza attraverso un rapporto mediato dalle capacità del sentire per il sentire.
Fido dell'astrattezza e della insulsa genuinità di certe intuizioni.
La vita è qui, senza troppe dialettiche, è assurda, è strana, ma non è casualistica.
E' materia, è amplesso, è vita che da vita, è gambe e braccia, è sopraffazione e repressione, è rivolta e riscatto.
Le nuvole passono anche comparire e scomparire, e così la notte, il giorno, ma una mela è una mela, un fucile è un fucile, e quando spari o mangi non trovi il tempo per smaterializzarne il contenuto.
La terra è avara ed i contadini sono sul lastrico; gli operai sono minacciati di licenziamento e i cancelli si chiudono senza evitare e stritolando i corpi.
Ti saluto a pugni chiusi.
Ogni passo è vittoria e ci aspetta il domani.
Fernando

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